Ah-hi

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Il termine Ah-hi, in quanto tale, non appartiene ad alcuna lingua conosciuta. Stando a H.P. Blavatsky, si tratta di una parola senzar, associabile al sanscrito ahī (devanāgarī: अही) "serpente", che ricondurrebbe ai "Saggi serpenti" anche detti "Draghi di saggezza".

All'interno della letteratura teosofica, gli Ah-hi sono i più alti Dhyani-Chohan che appaiono nella gerarchia della manifestazione per divenire i veicoli che permettono alla Mente Universale di esprimersi. Vengono anche visti come i Sette Raggi primordiali, emanati dal Logos nonché come fonte di tutti gli essere differenziati man mano che scendono su piani progressivamente più materiali. Altri sinonimi utilizzati per definirli sono "I Sette Primordiali" e "Dhyani Buddha".

Non si deve pensare agli Ah-hi come ad esseri antropomorfi, come se fossero degli angeli dotati di coscienza di sé:

Mentre un uomo è dotato di libero arbitrio, ciò non vale per gli Ah-hi. Poiché ricevono l'impulso all'azione dalla legge a cui devono sottostare, essi non possono che agire simultaneamente. Il libero arbitrio può esistere solo nell'Uomo che abbia sia una mente sia una coscienza, che con la propria azione gli permettono di percepire ciò che si trova sia intorno che dentro di lui. Gli Ah-hi sono forze, non esseri umani.[1]

Ciò non significa che essi siano forze meccaniche che agiscono ciecamente. Essi sono "consci, nella misura in cui agiscono all'interno della coscienza universale", tuttavia sono al di sopra dei concetti di personalità, pensiero indipendente, ecc., i quali si manifestano solo ad un piano inferiore, con i Manasaputra.[2] Come disse Madame Blavatsky: "la così detta "coscienza" degli Ah-hi non può essere giudicata utilizzando i parametri della percezione umana. Essa appartiene a tutt'altro piano".[3]


Si ricorda che il Glossario completo de La Dottrina Segreta è consultabile al sito della Società Teosofica Italiana.

Note

  1. Tradotto da: Helena Petrovna Blavatsky, Collected Writings vol. X (Wheaton, IL: Theosophical Publishing House, 1988), 322.
  2. Tradotto da: Helena Petrovna Blavatsky, Collected Writings vol. X (Wheaton, IL: Theosophical Publishing House, 1988), 322.
  3. Tradotto da: Helena Petrovna Blavatsky, Collected Writings vol. X (Wheaton, IL: Theosophical Publishing House, 1988), 323.